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Gli infermieri salutano gli ospedali sotto la Madonnina e tornano a casa in Puglia, Calabria, Campania e Sicilia. Un fenomeno che non si è mai fermato, ma che ora emerge con forza. Perché il vuoto lasciato in corsia sta mettendo in allarme i vertici degli ospedali. Le regole della spending review adottata dal Pirellone sono chiare: per due che se ne vanno, ne può essere assunto uno solo e l'anno dopo. Il rischio è che, prima o poi, anche le cure ai pazienti peggiorino di qualità.

 

BENVENUTI AL SUD - I dati elaborati dagli ospedali per il 2012 parlano di un'inversione di tendenza. Meglio lavorare a Taranto, Cosenza, Napoli e Palermo. Lì i 1.400 euro al mese, guadagnati con notti e turni il fine settimana, hanno un potere d'acquisto superiore. E la vita, con la famiglia d'origine vicina, è più facile. Così oggi le richieste di mobilità avanzate sono quasi sempre di infermieri che tornano al Sud. Al San Paolo nel 2012 se ne contano 15, al Niguarda 11, al San Carlo 5, al Sacco 3. Chi pensa che i numeri siano bassi sbaglia.

Perché da soli possono compromettere l'assistenza di un reparto. E la paura è che il trend andrà a peggiorare. Per rientrare in Puglia, Calabria, Campania e Sicilia spesso non è necessario fare concorsi, basta chiedere la mobilità. Da Milano se ne vanno in due e ne prendi uno l'anno successivo.

POSTI DI LAVORO - Ma il blocco del turnover rischia di penalizzare la cura dei malati - sottolinea Beatrice Mazzoleni, presidente della Federazione nazionale collegi infermieri (Ipasvi) della Lombardia -. L'anno scorso al Sud si sono liberati dei posti di lavoro e chi è riuscito è tornato a casa».

Fonte: http://milano.corriere.it