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Portato all'ospedale di Santa Maria Nuova dopo essere stato soccorso in strada completamente ubriaco, ieri mattina al'alba nel centro di Firenze, ha dato in escandescenze colpendo un infermiere con un calcio e alcune ore dopo, trattenuto in pronto soccorso per accertamenti, si è scagliato contro gli agenti di polizia presentatisi per identificarlo, costringendoli a immobilizzarlo.

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In occasione del convegno "I nuovi scenari della professione infermieristica", organizzato sabato dall’Ordine provinciale delle professioni infermieristiche, il sindaco Michele de Pascale ha portato il suo saluto ringraziando per il costante coinvolgimento e confronto con le amministrazioni e facendo alcune importanti riflessioni sulla professione infermieristica e più in generale sulle politiche per la salute dei cittadini.

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E’ allarme per la carenza infermieri: ne mancano oltre 50mila. A lanciarlo è la Fnopi, la Federazione nazionale degli Ordini professioni infermieristiche. “C’è il rischio di un calo dei servizi e dell’aumento della mortalità. E’ urgente tavolo di confronto al ministro della Salute con le Regioni. Se ogni infermiere assistesse al massimo 6 pazienti, sarebbero evitabili almeno 3.500 morti l’anno”, sottolinea in una nota la Fnopi che aggiunge “gli studi pubblicati su riviste internazionali (Jama e British Medical Journal) parlano chiaro: a un incremento del 10% di infermieri, corrisponde una diminuzione della mortalità del 7 per cento”.  

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Al via a ottobre 2018 presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma due Master per formare gli infermieri hi-tech e proiettarli con sicurezza nel mondo del lavoro. Utilizzare i robot in sala operatoria e le più recenti tecniche di sterilizzazione delle strumentazioni; gestire il lavoro in équipe con i chirurghi e puntare al miglioramento continuo della qualità nei processi organizzativi: la professione infermieristica è oggi una realtà complessa e ipertecnologica che richiede una formazione continua e al passo con i tempi. 

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SARONNO –  “Avevo sentito parlare del protocollo Cazzaniga, ma quando mi chiese di applicarlo mi rifiutai. Sapevo che era un metodo per accelerare la morte dei pazienti. Gli avevo sentito dire: faccio, e a volte sono l’Angelo della Morte”. E’ la frase choc riferita questa mattina in tribunale a Busto Arsizio da un’infermiera del pronto soccorso di Saronno, chiamata a riferire in aula, in qualità di testimone, nel processo “Angeli e Demoni”.

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