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Riccione - Basta con l’immagine dell’infermiera disponibile, pronta a prodigarsi in abiti succinti nelle cure del paziente malato. Il clichè ha scatenato le proteste del collegio delle infermiere di Pesaro-Urbino dopo che nei bar sono apparsi alcuni volantini con i quali il Pepenero di Riccione pubblicizza, con l’immagine della pornostar rumena Sofia Cucci, lo spettacolo del 25-26 novembre dall’allusivo titolo «Giochiamo al malato e l’infermiera?».

Alle immediate proteste degli iscritti, maschi e femmine, la presidente del Collegio, Laura Biagiotti ha reagito scrivendo una lettera ai sindaci di Pesaro, Matteo Ricci, di Fano, Massimo Seri, e al presidente della Provincia, Daniele Tagliolini, chiedendo provvedimenti per bloccare la diffusione del materiale pubblicitario a tutela dei diritti del professionista infermiere, e della sanità in generale.

Parallelamente è stata inoltrata una segnalazione alla presidente del collegio di Rimini, Marina Mazzotti, e al Collegio Ipasvi nazionale. «Oltre a gettare discredito sulla categoria – si legge nella lettera – questa brochure genera nel pubblico erronee convinzioni sulle competenze dei nostri iscritti, dimostrando quanto il redattore del manifesto ignori completamente che si diventa infermiere dopo avere seguito un percorso di studi universitario al termine del quale, per esercitare serve l’iscrizione in un apposito albo».

Nonostante la costante crescita di questa professione, basta un volantino per tornare a luoghi comuni retaggio di un certo tipo di produzione cinematografica e televisiva di un passato neanche troppo lontano. Chi non ricorda le rotonde bellezze di Nadia Cassini, protagonista del film « L’infermiera nella corsia dei militari», o la procace Angela Cavagna, l’infermiera che appariva in succinto camice bianco nella prima serie di Striscia la notizia?

Neppure la fiction ha reso giustizia alla categoria: i protagonisti della sanità continuano a essere i medici, a cui vengono affidati i ruoli di maggior spessore, mentre gli infermieri appaiono frustrati e pettegoli. Stereotipiche per anni hanno allontanato i giovani dalla scelta di questo lavoro. «Sarò a Roma sabato per agire anche a livello nazionale – annuncia Biagiotti che in tasca ha un diploma di infermiere professionale – Come categoria siamo dispiaciuti anche per il fatto che sia utilizzato un luogo di sofferenza e di dolore, come l’ospedale, dove gli operatori lavorano con professionalità, per reclamizzare un locale notturno. La salute non è un gioco e un non può diventare oggetto di goliardie».