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Barbara Mangiacavalli, Presidente della Federazione Nazionale Collegi Ipasvi, scrive a Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera, chiedendo un’ufficiale rettifica dell’articolo che, sotto l’occhiello “malasanità” e basandosi su inesattezze riguardo i fatti e le responsabilità di una presunta “gara dell’ago più grosso”, lede l’immagine pubblica della professione infermieristica.

L’articolo in questione è La gara tra infermieri a chi usa aghi grossi? Punito medico che denunciò“, firmato da Gian Antonio Stella. Dopo l’analisi del giurista Luca Benci, che dimostra come l’articolo di Stella si basasse su fondamenta errate, anche Barbara Mangiacavalli fa sentire la sua voce.

Il rischio di un articolo come quello di Stella, scrive Mangiacavalli, è che le inesattezze da esso riportate possono minare alla base il rapporto di fiducia tra infermieri e assistiti e l’immagine pubblica della professione infermieristica.

La maggiore inesattezza, fa notare Mangiacavalli, è contenuta nel titolo stesso: sono citati solo gli infermieri, quando invece il fatto, come risulta dagli atti, è ascritto a medici e infermieri.

“La vicenda dell’ospedale di Vicenza – scrive la Presidente Ipasvi – dove medici e infermieri avrebbero “gareggiato” sull’uso del maggior calibro di aghi sui pazienti, è stata a suo tempo accertata e verificata non solo dall’azienda secondo le normali e rigide procedure che vengono applicate in questo caso, ma anche a seguito di un esposto presentato in Procura dal presidente della Regione Zaia”.

“La verifica dell’Ufficio disciplinare dell’Ulss veneta, secondo anche quanto risposto alla Procura, aveva sollevato il personale coinvolto da ogni accusa anche in considerazione del fatto che nelle cartelle cliniche non c’è traccia delle cannule e degli aghi usati e che nessun paziente si è lamentato di simili atteggiamenti. Dell’azione disciplinare è rimasta una sanzione di censura o ammonimento scritto per uso improprio del cellulare in servizio”.

Questa la missiva di Mangiacavalli con la quale la Presidente Ipasvi interviene sulla faccenda e chiede la rettifica dell’articolo a norma della Legge 416/1981.