Esistono determinate situazioni come la comparsa di una determinata disabilità in cui la famiglia e il paziente stesso si trovano immersi in una realtà complessa e disorientante che accresce il senso di disagio, la fatica e la confusione, problematiche a cui il paziente va incontro rendendo, almeno inizialmente, complicati i rapporti con gli altri e con se stessi.

È importante in questo contesto dare spazio ai sentimenti negativi legati alla nuova condizione: questo è lo scopo principale del counseling, che considera l'uomo come un sistema composto da vari elementi le cui caratteristiche sono riconosciute (età, ruolo, storia) ed essendo legati tra loro da relazioni; l'alterazione di uno qualsiasi di questi elementi finisce per influenzare e coinvolgere tutti gli altri. In questo servizio parleremo sinteticamente di Counseling Infermieristico. Il paziente è di norma particolarmente suscettibile ad una serie di mutamenti che rendono l'attività di counseling molto efficace.

Le tecniche di counseling in questi casi sono utili anche a scopo persuasivo: è infatti evidente che in tali situazioni le indicazioni terapeutiche poggino su una sicura competenza tecnica e che vengano trasmesse in modo tale che il paziente sia in grado di capirle ed utilizzarle concretamente. Per far sì che questo avvenga è importante il concetto di empatia, definita come capacità di mettersi nei panni dell'altro e di vedere le cose con gli occhi dell'altro, ricostruendo a livello immaginario l'esperienza altrui.

Ogni persona legge la realtà e la interpreta ponendo un filtro profondamente individuale, mediante il quale si definiscono le proprie convinzioni, pregiudizi, timori aspettative e speranze: per questo in una relazione d'aiuto bisogna riuscire comunque a mantenere la giusta distanza, per evitare che l'infermiere si identifichi troppo nel paziente o, peggio, si sostituisca a lui nelle sue azioni. Di fronte a determinati pazienti il counselor occupa una posizione strategica relativa alla rete di interventi di aiuto.

Perché è nato il Counseling Infermieristico?

L'attività di counseling ha come obiettivo: raccogliere informazioni dai pazienti e dalle famiglie; raccogliere il feedback degli interventi diagnostici, terapeutici, educativi di altri professionisti. Il counselor effettivamente non si sostituisce all'altro nel prendere decisioni o nell'effettuare scelte, ma ha il compito di facilitare l'ampliamento della visione del paziente, di individuare alternative valide o mondi possibili sempre partendo dalla realtà concreta che il paziente affronta.

In una buona relazione di aiuto, il counselor deve saper: comprendere gli effetti che la patologia ha sulla progettazione del futuro da parte del paziente; valutare la consapevolezza del paziente e dei familiari rispetto alla diagnosi, prognosi, qualità di vita e sopravvivenza; identificare le difficoltà che incontra la famiglia nell'assistere il paziente; definire le richieste che la famiglia rivolge all'infermiere che assiste il paziente; favorire una corretta interazione nella comunicazione; sviluppare comunicazioni di sostegno per prevenire e ridurre lo stato di sofferenza, le paure relative agli esiti dei trattamenti e alla gestione di eventuali presidi medicali.

Il counselor inoltre interviene per migliorare l'efficacia e la funzionalità delle relazioni del paziente con i familiari e i professionisti aumentando la competenza dei familiari nell'esprimere richieste e definire obiettivi con l'equipe, riducendo le resistenze nei confronti degli interventi o proposte che sono state considerate troppo difficili o troppo lontane dai desideri della famiglia e facilitando la trasformazione delle indicazioni terapeutiche in comportamenti sostenibili nel tempo.

Il counseling è un contesto professionale non organizzato, ovvero privo di una legge istitutiva e di un ordine professionale. A seguito del varo da parte del parlamento della legge 14 gennaio 2013, n. 4, "in materia di professioni non organizzate" il counseling è stato inserito tra le professioni intellettuali, per esercitare le quali non è necessario seguire alcun iter specifico.

La normativa lascia al singolo professionista la facoltà di qualificarsi professionalmente intraprendendo un percorso di certificazione professionale presso un'associazione professionale di categoria o attraverso la cosiddetta autoregolamentazione volontaria.

Con una nota del 24 marzo 2014 il Ministero della Salute ha espresso opinione secondo cui il Counseling non evidenzia interferenze con le attività riservate per Legge agli esercenti le professioni sanitarie.

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