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SARONNO –  “Avevo sentito parlare del protocollo Cazzaniga, ma quando mi chiese di applicarlo mi rifiutai. Sapevo che era un metodo per accelerare la morte dei pazienti. Gli avevo sentito dire: faccio, e a volte sono l’Angelo della Morte”. E’ la frase choc riferita questa mattina in tribunale a Busto Arsizio da un’infermiera del pronto soccorso di Saronno, chiamata a riferire in aula, in qualità di testimone, nel processo “Angeli e Demoni”.

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Per il 118, questa è la «stagione dei motociclisti». È appena cominciata, subito in salita: sabato pomeriggio sono stati effettuati due interventi, uno a Giaglione e uno in tangenziale. Si tratta del periodo più difficile dell’anno, peggio dell’inverno, quando scatta l’emergenza influenza, perché adesso aumentano i codici rossi e gialli, mentre nelle sale operative dell’emergenza diminuiscono le forze.

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Un infermiere del triage al pronto soccorso dell'ospedale Cervello a Palermo è stato aggredito la scorsa notte da tre persone che lo hanno colpito con alcuni pugni in testa.

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Una lettera ai media per denunciare la confusione di cui gli infermieri sono vittime, ‘scambiati’ con altre figure professionali, e chiedere più attenzione. Soprattutto per evitare che la categoria venga additata per comportamenti infamanti di operatori che nulla hanno a che fare con la professione infermieristica.

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Il regolamento della società ove lavori ti impone di indossare una particolare divisa prima di iniziare l’attività quotidiana. La divisa, uguale a quella dei tuoi colleghi, è in linea con l’immagine che l’azienda vuol dare di sé ai clienti, rispettosa e ordinata, composta e organizzata. Insomma, non c’è dubbio che le divise non servono tanto a proteggere i tuoi abiti personali, ma a mettere a proprio agio i clienti. Senonché, per raggiungere lo spogliatoio, cambiarti, raccogliere i tuoi indumenti e stiparli nell’armadietto, impieghi sempre non meno di cinque minuti e questo, spesso, ti fa apparire in ritardo.

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Mancano gli infermieri nell'azienda Usl della Romagna. E' l'allarme lanciato dalla Cgil secondo cui la direzione Ausl non investirebbe in assistenza infermieristica. "Già oggi alle porte dell'estate" si legge nella nota "sono numerosi i reparti in sofferenza cronica per assenze del personale, perché ebbene sì, capita che anche gli infermieri si ammalino."

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“Non piccoli medici ma grandi infermieri” e se lo dice il Sistema Sanitario Inglese ci possiamo credere, considerando che è lì che intorno agli ormai lontani anni 80 nasce il see and treat come modello organizzativo per gestire la problematica del sovraffollamento dei Pronto Soccorso che ancora oggi rappresenta una delle più importanti criticità relative all’organizzazione dei servizi di emergenza con ripercussioni negative sia sui tempi di attesa e di intervento, sia sulla capacità di tutto il sistema emergenza di fornire risposte adeguate che producono sanità e soprattutto salute.

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 "Firmato il rinnovo del contratto del Comparto sanità. Un passo importante per restituire la dignità a migliaia di professionisti che ogni giorno lavorano nel nostro SSN e garantiscono la salute dei nostri cittadini" commenta su Twitter la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin. "Adesso - aggiunge - andiamo avanti anche per i medici". 

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Una strana notizia, riportata da Coinanews.it, fa riflettere su quanto i social e i programmi di messaggistica/chat come WhatsApp siano oramai entrati a far parte della nostra vita professionale. Anche se forse, in questo, si è un po’ esagerato. E a farne le spese è stato un infermiere.

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