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presentazione e saluti a tutti gli amici del frum

4 Anni 9 Mesi fa #12939 da johnskid
Salve mi chiamo francesco Dragotta, mi son iscritto a questo forum per caso, ho letto che qui è stato citato il mio nme e il caso di mio padre.
Al Pio Albergo Trivulzio 2008 cronaca sul caro estinto...
desidero ricordare mio padre e tutti coloro che hann avuto la sfortuna di incontrare personale e addetti che hanno sciacallato con imprese di pompe funebri. Mio padre entrò con le sue gambe al Pio A.T. ma non ne uscì più e questo mi lacera ancora oggi.
Mi auguro che il personale infermieristico e non, sia sempre onesto e corretto con la sua professione.
Ciao Francesco Dragotta

MILANO 18/10/2008 - I soldi, innanzitutto. Alla faccia del dolore, delle lacrime ancora calde di chi ha appena perso un familia­re. E alla faccia, anche, della dignità dei morti. Che in nome del profitto veniva­no di fatto “stra­ziati”, senza al­cuna ragione, pur di guada­gnare qualche centinaia di eu­ro in più. E’ l’ultima ama­ra beffa del rac­ket delle pompe funebri: con­vincere i paren­ti dei morti a sottoporre i cor­pi dei loro cari a macabre quanto inutili operazioni prima della sepoltura pur di far “lievitare” il costo del fune­rale.
«COME AVVOLTOI»
Il giorno dopo la bufera dell’operazione Caronte (41 arresti fra dipendenti delle pompe funebri e infermieri delle camere mortuarie, che si spartivano i decessi a suon di “mazzette”) i paren­ti dei morti cominciano a parlare. Leggono i nomi del­le pompe funebri coinvolte e quelli degli arrestati. Ri­cordano e riconoscono. Come Francesco Dragotta, 43 anni, impiegato. Lo scor­so 30 settembre, al Pio Al­bergo Trivulzio, ha perso il padre Giacomo Benito, 71 anni, affetto da gravi problemi di re­spirazione.
Dice: «Un minu­to dopo che mio padre ha smesso di vivere la Cleri­ci (titolare dell’agenzia fu­nebre omonima, coinvolta nell'inchiesta della Procura, ndr) era già lì che face­va vedere i cata­loghi della bare a mia madre, che aveva ancora gli occhi bagnati di lacrime e che in quel momento non era certo lucida da poter ragionare».
Insieme alla Clerici, raccon­ta l’uomo, c’era anche Gio­vanna C., infermiera del Pio Albergo Trivulzio arrestata nell’ambito dell’inchiesta che ha sgominato il racket del caro estinto.E sarebbe stata proprio lei, spiega Francesco Dragotta, a tentare di convincere la famiglia del de­ceduto, che oltre al costo standard per il funerale e la sepoltura, avrebbero dovuto pagare anche un servizio “straor­dinario”: lo “svuotamento della salma”.Operazione ma­cabra, e che si compie ( rara­mente) solo su cadaveri decedu­ti da lungo tem­po. Costo aggiuntivo del servi­zio: 400 euro.
IL SOSPETTO
Ed è stato di fronte a questa richiesta inusuale, che il fi­glio della vittima è andato a chiedere spiegazioni al pri­mario della divisione di riabilitazione respiratoria del Pio Albergo Trivulzio, Ora­zio Caratozzolo. Il medico, dopo aver messo in guardia la famiglia Dra­gotta dal far compiere quel tipo di intervento sul corpo della vittima, («un’opera­zione desueta e quasi sco­nosciuta», avrebbe poi di­chiarato il medico) ha invi­tato la famiglia del morto a sporgere denuncia alla dire­zione sanitaria. Una denuncia che poi si è con­vertita in una segnalazione.
«Alla luce di quello che è successo - dice oggi Francesco Dragotta - è evi­dente che l’impresa funebre, oltre a non aver rispettato il do­lore della mia famiglia, voleva intervenire sul cadavere pur di guadagnare 400 euro in più».«E’ stato un rito irrispettoso nei confronti di mio padre dice ancora - trattavano i morti come fossero al mer­cato delle vacche».
Francesco Dragotta, 43 anni, impiegato. Lo scorso 30 settembre, al Pio Albergo Trivulzio, ha perso il padre Giacomo Benito, 71 anni, originario di Palermo affetto da gravi problemi di respirazione. «Adesso che ho saputo cosa c’era dietro quegli impresari di pompe funebri - dice - mi vengono tanti dubbi: e se la morte di mio padre fosse stata accelerata da qualcuno?». L’uomo, per questo, si è rivolto alla Squadra Mobile per fare chiarezza?

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