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VITERBO – Da una parte, la Regione Lazio diffida la Ausl dall’utilizzare la graduatoria emanata con l’avviso pubblico espletato a Viterbo, dall’altra, la stessa Ausl, con precisa documentazione, dimostra l’inefficacia e la maggiorazione dei costi per l’assunzione a “tempo determinato” degli infermieri, se il presupposto è quello di rivolgersi obbligatoriamente alla graduatoria del concorso pubblico della RM F.

 

Ha fatto benissimo il Commissario Straordinario, dr. Luigi Macchitella, a rispondere per le rime alla Direzione Regionale Salute e Integrazione Socio Sanitaria, dimostrando, carte alla mano che, attingere alla lista di Civitavecchia per le necessità della Ausl di Viterbo, nel passato ha comportato la spesa di € 3.608,20 per i telegrammi inviati agli infermieri idonei, per reperire, alla fine, la disponibilità di sole tre unità sulle cinque richieste per esigenze assistenziali.

 

Di conseguenza, appare del tutto evidente che, le “imposizioni regionali” sul “reclutamento di Personale”, non abbiano giovato più di tanto alla necessità di assicurare un buon livello di assistenza infermieristica nei reparti ospedalieri e, paradossalmente, oltre alla perdita di tempo e di funzionalità, si è registrata anche una spesa che si poteva tranquillamente economizzare, così come ha fatto la Ausl di Viterbo con la procedura amministrativa della “graduatoria locale”, per la quale si sono spesi soltanto 35 euro. 

Comunque, un doveroso riconoscimento va al dr. Macchitella perché ha ricordato ai funzionari regionali che, nella graduatoria di Viterbo, risultano ben 848 domande, a suo tempo presentate per l’emergenza assistenziale nella casa circondariale di Mammagialla e che avrebbe consentito l’assunzione di un buon numero di infermieri ma, poi, tutto è stato vanificato dal “Dipartimento Regionale” il quale, non solo ne ha bloccato la procedura ma, a distanza di mesi, non fornisce alcuna risposta alla richiesta della Asl per una “riapertura dei termini” dello stesso avviso pubblico.

 Come dire, tra la provincia di Roma e quella di Viterbo, si continua ad applicare la regola discriminatoria di “due pesi e due misure””.