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Tra i nodi da sciogliere anche la costituzione di parte civile dell'Asp di Trapani, che nella prima udienza preliminare è stata definita "incongruente" da alcuni dei legali degli indagati. L'indagine riguarda un concorso per la stabilizzazione di alcuni infermieri dell'Asp. Un concorso che, secondo l'accusa, sarebbe stato, tanto per cambiare, truccato.

Perchè i legali degli indagati si oppongono alla richiesta dell'Asp di costituirsi parte civile? Semplice: l'Asp continua a mantenere il rapporto di lavoro con molti di loro. "Come fa l'Asp a dare lavoro ad un infermiere che ha vinto un concorso e poi costituirsi parte civile in un processo dove si sostiene che quel concorso è truccato" è la domanda che si fanno gli avvocati. Attualmente, infatti, dei 22 indagati, solo 2 sono stati licenziati dall'Asp. Le indagini sono partite dalla denuncia di alcuni degli esclusi, che avevano notato come, nonostante avessero più titoli e più anzianità di servizio, erano stati scavalcati in graduatoria da loro colleghi precari che non avrebbero potuto possedere titoli e certificati che invece attestavano.

Da qui le indagini della Guardia di Finanza di Alcamo. Il concorso era stato riservato espressamente ad infermieri professionali con pregressa specifica esperienza lavorativa presso le aziende del servizio sanitario nazionale. In particolare, tra i requisiti figurava quello di aver già prestato servizio presso l’Asp di Trapani con la qualifica di infermiere professionale a tempo determinato. Le selezioni prevedevano, oltre alla valutazione dei titoli anche una prova pratica di idoneità, senza attribuzione di punteggio. La graduatoria finale di merito era stata compilata in base solo alle pregresse esperienze lavorative come documentate dai candidati, anche attraverso un’autocertificazione. L’ipotesi investigativa è che taluni concorrenti abbiano esposto dati e notizie falsi in merito ai loro titoli posseduti. I reati per cui si procede sono truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità materiale in copie autentiche di atti pubblici. Nelle indagini sono stati coinvolti anche due dirigenti dell'Asp, Melchiorre D'Angelo, oggi in pensione, e Maria Scarpitta, che facevano parte della commissione esaminatrice.

La loro posizione è stata archiviata. Per la Procura infatti "furono indotti in errore", ma non fecero nulla per agevolare gli indagati. ALTRO CONCORSO, ALTRO PROCESSO. Nel frattempo va avanti un altro processo che riguarda il concorso per la nomina di due dirigenti medici bandito sei anni fa dall'Azienda sanitaria locale di Trapani. Imputato è il dottore Antonino Ferro, presidente della commissione, chiamato a rispondere dell'accusa di "rivelazione di segreto d'ufficio". Il processo scaturisce dalla denuncia di un candidato, il dottore Gaetano Greco, secondo il quale invece il concorso sarebbe stato truccato.

I nomi dei vincitori, secondo l'accusa, sarebbero stati scelti già prima dello svolgimento della selezione. Una circostanza che il chirurgo ha riferito di avere appreso la circostanza da una collega, Caterina Giaramida che, quando venne sentita dai giudici, aveva confermato che effettivamente era stato così.. Nell'ultima udienza è stato ascoltato il professore Pietro Banna, che ha assicurato che «la selezione si svolse in maniera regolare». Le domande da porre ai candidati furono scelte collegialmente e vennero regolarmente sorteggiate. Ogni foglio conteneva tre quesiti ai quali i candidati dovevano rispondere. Il professore Pietro Banna, componente della commissione esaminatrice el concorso, chiamato ieri a deporre dagli avvocati della difesa, ha sostenuto invece che tutto si svolse regolarmente.

Una delle tre domande, ha però rilevato nel corso dell'udienza il pubblico ministero Franco Belvisi ed il rappresentante di parte civile, differentemente dalle altre, era «stranamente» scritta a penna. Secondo il professore Pietro Banna, non vi sarebbe nulla di anomalo ma anzi, ha affermato che si tratterebbe di una procedura usuale. A condizione, ha però puntualizzato il testimone, che la domanda sia stata inserita prima di effettuare il sorteggio. Filippa Galifi, ex dirigente sanitario, oggi in pensione, sentita dai giudici, ha riferito che la dottoressa Caterina Giaramida nutriva astio nei confronti del dottore Antonino Ferro.

«Si lamentò del fatto che lui non l'aveva aiutata e non era intervenuto in sua difesa quando un componente della commissione l'aveva trattata male», ha riferito. D'ANTONI. Altro processo riguarda l'ex manager dell'Asp, Gaetano D'Antoni, accusato di abuso d'ufficio perchè imputato di aver favorito una ditta in una gara per l'aggiudicazione del servizi di soccorso in mare in occasione dell'America's Cup del 2005. Nel corso dell'ultima udienza, D'Antoni ha letto in aula una memoria difensiva, ribadendo che non era lui a scegliere le ditte da invitare alle trattative private, gli iter venivano seguiti dagli uffici competenti, lui si limitava a mettere la firma.

Alla gara furono invitate cinque aziende, quattro delle quali operanti in provincia di Palermo. Secondo gli inquirenti, i nomi delle ditte sarebbero stati forniti direttamente dal manager, intenzionato ad agevolare la società che poi s'aggiudicò il servizio. Tutte le ditte invitate, tranne una, erano impossibilitate o non interessate. D'Antoni, assisto dall'avvocato Donatella Buscaino, ha negato di avere fornito un elenco di ditte ed ha spiegato che tutto l'iter è stato seguito dagli uffici competenti. Due dirigenti, Rosalba Zagarella e Francesco Mineo, quest'ultimo da qualche anno in pensione, chiamati a deporre in aula dalla difesa, hanno confermato che la scelta delle ditte da invitare e tutti gli atti venivano abitualmente svolti dagli uffici.

Gli inviti alle ditte, hanno inoltre spiegato i due testi, venivano direttamente firmati dal dirigente dell'ufficio. Soltanto nei casi in cui non era stata ancora autorizzata la delibera di spesa la firma veniva apposta dal manager. GIARDINIERE A PROCESSO PER PECULATO. Si apre oggi a Trapani il processo a carico di Ignazio Maltese, 59 anni, giardiniere capo presso il Comune di Trapani accusato di peculato e truffa.Avrebbe usato l'auto di servizio per fini personali e segnato più ore di lavoro di quelle in realtà svolte. Maltese è accusato di avere fatto uso, per scopi personali, di una Fiat Panda, intestata al Comune di cui aveva la disponibilità per ragioni del suo ufficio. Una condotta che, per gli inquirenti, avrebbe determinato un danno economico per l'amministrazione comunale.

Gli inquirenti contestano inoltre al giardiniere capo anche di avere truffato l'amministrazione registrando, mediante badge magnetico, un numero di ore lavorative maggiore di quelle effettivamente svolte. Maltese sarebbe riuscito ad indurre in errore la pubblica amministrazione, che ha erogato i relativi compensi per il lavoro eseguito, procurandosi così un ingiusto profitto. Le indagini furono avviate nella primavera del 2010 a seguito di una segnalazione dell'allora sindaco di Trapani Mimmo Fazio.