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Casa di cura, turno che va dalle 20.00 alle 7.00. Nella stanza adiacente a quella del medico di guardia, è stato ricoverato il signor X per febbre e disidratazione associate a cardiopatia ipertensiva, diabete, sindrome ansioso-depressiva e decadimento cognitivo.

Ad inizio turno l’infermiera nota nel paziente un peggioramento delle condizioni generali, con la comparsa di rialzo della temperatura corporea, crisi respiratoria ed evidente stato di agitazione. Per questi motivi la stessa provvede a chiamare il medico di guardia in servizio, sollecitandone l’intervento al letto del paziente.

Il medico ignora la richiesta dell’infermiera e chiede a questa di somministrare dei tranquillanti e dell’ossigeno. Intanto le condizioni del paziente peggiorano, le stato di agitazione è ormai stato di letargia, muore. In Corte di Appello di primo grado, il medico viene condannato a 4 mesi di reclusione al risarcimento danni di 10.000 euro per ciascuna delle imputazioni.

Decide quindi di ricorrere in Cassazione che conferma la condanna. Dopo aver ascoltato il figlio del paziente e l’infermiera per la ricostruzione dei fatti e dopo aver preso visione della documentazione dalla quale emerge chiaramente il quadro della situazione, questa sentenzia che:

il medico, il cui intervento è richiesto da personale qualificato, ha l’obbligo di recarsi a visitare il paziente, per valutarne la situazione ed intervenire.

Nel caso specifico, vista l’urgenza e l’indifferibilità dell’atto sanitario richiesto dall’infermiere, in una situazione di rischio per il paziente, visto lo stato di letargia, doveva recarsi obbligatoriamente a letto del paziente.

Ph: medicalsystem; Tempi.it